Personificare o no?

Dare un volto all’azienda…o lasciarla senza una figura di riferimento?
L’eterno dilemma.

Da una parte: il CEO carismatico.
 

Quello che ha costruito tutto. Che ci mette la faccia. Che la gente ascolta, segue, riconosce.

Dall’altra: l’azienda impersonale. Nessun volto. Nessun riferimento diretto.

Così se domani quella persona se ne va, l’azienda va avanti lo stesso. Meno rischi. Più controllo.

E sai la verità? Non c’è una risposta giusta. Dipende.

🎯 Apple era Jobs.
🎯 Tesla è Musk.
🎯 Nvidia ha messo Huang in prima linea.
🎯 Palantir ha fatto lo stesso.

Poi ci sono quelle senza volto. Chi cazzo è Nike? Nessuno. O meglio: tutti.

Jordan, Ronaldo, Sinner, chi verrà dopo.
Nike prende in prestito i volti.
Il brand è il volto.

E Giovanni Rana? Sì, lo vedi in tv. Nessuno pensa che stia lì ancora a fare i tortellini col mattarello.

Però nel piccolo…la persona conta.

Se hai qualcuno che funziona, fallo vedere. Fallo emergere.

Perché oggi tutto sta diventando grigio. Fade to grey, ricordi? La canzone dei Visage.

Relazioni piatte. Conversazioni finte. Umani che sembrano bot.

E allora tanto vale parlare con un algoritmo. A volte è pure meglio. Ma se un’azienda ha un volto vero, una persona sana, autentica, presente…la preferisco.

Perché se l’azienda non ha volto, non ha calore, non ha umanità…Cosa mi cambia parlare con una macchina?

Fabio Riccardi