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La senti anche tu, questa pubblicità?

Sentiamo spesso parlare di marketing sensoriale o marketing del suono: un concetto che ci “suona”, appunto, così nuovo, ma che ha forse radici più note di quanto possiamo immaginare

Già dai tempi del Carosello, la musica aveva un ruolo chiave nella creazione di una pubblicità, quindi non dovrebbe sorprenderci. Quello che vale la pena notare è come il suono sia tornato preponderante nella definizione di un brand, dopo essere passato in sordina per così tanto tempo.

Ad esempio, quanti di voi riuscirebbero a NON pensare a Coca Cola, sentendo il suono di una lattina che viene aperta? Su questo fenomeno di sinestesia si sono costruiti moltissimi brand, tra cui il famosissimo Muller, fate l’amore con il sapore. Il suono è la chiave per colpire il consumatore e insinuare in lui il desiderio.

Da qui anche il filone ASMR, acronimo che indica i suoni riprodotti da determinate azioni, su cui ad esempio Barilla ha basato tutti i suoi ultimi spot e che riprende le tecniche del cinema più note in cui si evidenzia solo il rumore della scena, senza voci. O ancora più attuale, le famosissime e usatissime GIF che ci portano a immaginare contesti, suoni e situazioni pure essendo mute o in bianco e nero.

Questo breve excursus solo per guardare le cose da un altro punto di vista, o meglio, ritrovare negli strumenti che ci appaiono così nuovi, radici più profonde in grado di dirci: “Non serve andare così lontano, tutto ciò che ci serve è sempre stato qui”.

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